Fabio Marcaccini

Fabio Marcaccini



Cos'è lo spirito d'avventura?

È scegliere di proposito la strada che gli altri tendono a evitare. Per il gusto di cercare, affrontare i problemi e le insidie del percorso contando esclusivamente sulle proprie risorse. Lo spirito di avventura può portare lontano, a volte lontanissimo. Tipo raggiungere l'India dalla riviera Adriatica in sella a un vecchio boxer raffreddato ad aria, esplorare l'ex Unione Sovietica, attraversare l'Africa in longitudine dal Cairo a Città del Capo, oppure prendere una BMW R 1200 GS, il modello più venduto del momento, la moto perfetta per ogni situazione, e stravolgerla senza tanti complimenti.

Per Fabio Marcacclni lo spirito d'avventura arriva dal profondo e ha i colori dell'Africa. È una folata di scirocco che nasce da curiosità e inquietudine. Quando nel 1987 partì per la prima delle sue cinque Parigi - Dakar consecutive, tutto quello che il quarantesettenne riminese sapeva della corsa e del continente nero l'aveva letto sulle riviste. Internet, i navigatori e i telefonini satellitari erano quasi fantascienza, il deserto era un miraggio lontano e incerto. Marcaccini conosceva solo l'asfalto e i cordoli, fino all'anno prima aveva corso il campionato europeo 250 per il Team Italia. Ma tutto questo non importava più di tanto. «Chiamai Montebelli, si affacciò alla finestra e gli chiesi se voleva venire con me in Algeria a guardare un paio di tappe della Dakar. "O si va per correre, o restiamo a casa" rispose lui. Poche settimane dopo caricammo le nostre enduro modificate sul furgone del pesce e via, senza soldi, senza attrezzatura professionale».



Da tre anni Marcaccini ha smesso di spingersi così lontano. Ora si dedica alla famiglia, nella sua casa di campagna con annesso laboratorio a San Clemente, un paesino sulle colline sopra Riccione. Dalle finestre la vista si apre sui dintorni di Tavullia, mentre proprio alle spalle c'è Coriano, il paese di Marco Simoncelli. Il paesaggio ondulato e silenzioso non deve ingannare, questo estremo lembo di Romagna produce uomini veloci. Lo spirito di avventura poi rimane sempre intatto: Marcaccini lo sfoga nel suo lavoro di prototipista ad ampio raggio e nel suo progetto di BMW: Il suo ultimo viaggio non è in moto, ma nella moto: l'evoluzione della R 1200 GS Adventure con la quale ha tagliato in due l'Africa. È stata un'impresa diversa, ma impegnativa e densa di insidie come l'attraversare il Sahara. Non a caso la 1200 Off Ride, così è stata ribattezzata, è figlia dell'esperienza inestimabile accumulata sulle rotte di mezzo mondo. Off come diversa e fuoristrada, Ride come guidare ovunque, comunque. «Ho seguito il miraggio della moto totale, adatta a qualsiasi utilizzo e terreno, facile da sfruttare anche solo per andare al bar per prendere un caffè, che sia a Riccione o a Dakar. Una GS Adventure nei fatti, non perché un ufficio marketing ha deciso di chiamarla così».

Ci vogliono coraggio e capacità professionali non comuni per poter dire qualcosa sulla moto campione d'incassi in Italia e versatile già nel Dna,  quelle appunto del prototipista, una figura in equilibrio tra designer e artigiano. L'unica in grado di trasformare un'idea in prodotto pronto per l'industrializzazione. La natura ambivalente del prototipista si nota anche nella struttura della Unit, il laboratorio di progettazione di Marcaccini: attrezzi e macchiario a piano terra, computer e schedari sul piano rialzato, a pochi gradini di distanza. È un luogo dove il pensare, lo sperimentare e il costruire fondono in un unico processo creativo dettato dall'esperienza e votato alla modularità.




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